Idee per far funzionare la didattica a distanza nella scuola

Perché la didattica a distanza a scuola non ha funzionato? E, soprattutto, quali sono i modi per renderla efficace? 

Idee per far funzionare la didattica a distanza nella scuola

Perché la didattica a distanza a scuola non ha funzionato? E, soprattutto, quali sono i modi per renderla efficace? 

Senza entrare nel dibattito politico e nel differente approccio tra Governo e Regioni e dando per scontata la necessità per gli studenti di confrontarsi con compagni e docenti in una classe reale, la domanda che vogliamo qui analizzare è perché la didattica a distanza non abbia pienamente funzionato. Quali sono le maggiori problematiche? Inoltre, milioni di scuole in giro per il mondo hanno adottato l’eLearning come strumento unico, come nel Regno Unito, o in modalità blended, in alcune aree degli Stati Uniti, per garantire l’istruzione: quali spunti si possono trarre da queste esperienze?

Perché la didattica a distanza non ha funzionato bene: mancanza di formazione e digital divide

Il motivo più ovvio per il flop della didattica a distanza per la scuola (da molti sottolineato) è la poca preparazione da parte degli insegnanti, nonostante i piani per la trasformazione digitale e i corsi di aggiornamento previsti dopo la prima ondata del Covid. A giudicare dalle esperienze descritte nella rete dai genitori, alcuni insegnanti hanno continuato ad avere difficoltà con l’uso dei software di videoconferenza utilizzati, per lo più Zoom, Microsoft Teams e Google Classroom. A rendere il tutto più complicato, nonostante gli investimenti nella dotazione di computer, è stato il gap tecnologico tra gli studenti. Per alcuni lo smartphone rimane l’unico dispositivo con cui collegarsi alla classe virtuale e non sempre si ha disposizione la banda larga per videoconferenze senza interruzioni.

Strumenti eLearning inadeguati

Tra tutte le dotazioni finanziate dalla scuola pubblica forse è mancata la parte essenziale di un programma eLearning coerente: l’investimento su un LMS e uno strumento di authoring. Per quanto le piattaforme gratuite dei colossi informatici internazionali aiutino in qualche modo a ricreare la situazione della classe, lasciano scoperte la programmabilità e la coerenza che un LMS di proprietà può dare:

  • ideare un percorso formativo che si adatti alle esigenze degli studenti
  • avere uno strumento con cui preparare materiale didattico in diversi formati: video, quiz, audio, giochi
  • tracciare con precisione la partecipazione e i risultati raggiunti dagli studenti attraverso le statistiche del LMS
  • fornire strumenti di apprendimento sociale con forum e sfide tra gli studenti
  • dare la possibilità di seguire le lezioni con più flessibilità, magari quando i computer in casa sono disponibili

Assenza di metodi per la didattica a distanza

La problematica principale sembra ricadere sull’approccio alla didattica a distanza. Stando al sondaggio condotto dall’istituto di ricerca Indire su 3.700 docenti delle scuole di ogni ordine, si è verificata una dicotomia tra chi ha optato esclusivamente per le lezioni sincrone, quindi le piattaforme per videoconferenza, con al massimo alcune opzioni di calendario per facilitare la gestione della classe, e chi invece ha deciso di rimanere ancorato alle lezioni asincrone.

In quest’ultimo caso, gli insegnanti hanno dovuto fare ore di straordinari per preparare il materiale didattico fotocopiando schede, esercizi da fare sul libro, registrando videolezioni inviate tramite un link di YouTube e impiegando giorni a correggere manualmente ogni singolo elaborato.

Di nuovo, ciò che manca è un sistema coerente che sfrutti appieno le potenzialità dell’eLearning e il suo carattere ludico. In particolare, manca la flessibilità di usare un LMS e uno strumento di authoring per attivare una classe virtuale con lezioni dal vivo e rafforzata con strumenti per il lavoro autonomo e di gruppo: quiz, simulazioni, giochi di ruolo, sfide, podcast. Il tutto con un tracciamento specifico delle attività di ogni studente, che permette di intervenire in tempo per supportare i ragazzi in difficoltà e prevenire l’abbandono scolastico.

La didattica a distanza negli altri paesi

Anche nel Regno Unito la didattica a distanza viene lasciata per lo più a piattaforme come Google Classroom. La principale differenza sta nella pianificazione della giornata. Le lezioni dal vivo sono sempre intervallate da lavoro autonomo da presentare prima (flipped classroom) o dopo la lezione; la giornata scolastica include orari specifici per pause e pranzo. Negli Stati Uniti le scuole integrano piattaforme eLearning e strumenti per videoconferenza con una varietà di strumenti per la creazione di corsi online, giochi, lavori di gruppo non necessariamente in tempo reale, siti web educativi. La Germania, anch’essa in difficoltà con l’eLearning, cerca di rispondere acquistando laptop agli studenti e di ispirarsi ai modelli applicati da anni in Danimarca, Estonia e Olanda. Tuttavia, secondo un articolo di Deutsche Welle anche in questi paesi ci sono difficoltà non tanto nell’uso della tecnologia quanto nell’ideazione di corsi che siano coinvolgenti.

In buona parte del mondo le scuole stanno sperimentando difficoltà nella didattica a distanza. Senza l’uso di strumenti e metodi specifici per l’eLearning, come un LMS o uno strumento di authoring, la didattica a distanza continuerà a non funzionare e rimanere una trasposizione della didattica frontale su Zoom, riservata a studenti che possono permettersi una buona connessione e computer e hanno l’assistenza dei genitori per caricare gli esercizi cartacei svolti su un eventuale registro di classe. Di base, servono investimenti, supporto e programmazione per offrire agli insegnanti formazione continua sulla progettazione per l’eLearning, agli studenti l’accesso alla tecnologia e soprattutto, favorire lo scambio di buone pratiche e la circolazione delle idee.


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